Oltre la Postura: Quando lo Strumento Diventa Specchio dell’Anima

Per un musicista, lo strumento è il compagno di una vita. Eppure, accade spesso che questo rapporto diventi conflittuale. Il dolore alla schiena, la tendinite o la tensione cervicale vengono solitamente trattati come semplici problemi posturali da risolvere con la ginnastica o il riposo. Ma cosa succede se la causa è più profonda?

Spesso il dolore sorge perché, inconsciamente, trattiamo lo strumento come qualcosa da “dominare” o da “sopportare”. In quel momento, creiamo una separazione netta tra “noi” e “l’oggetto”. Questa separazione genera tensione muscolare: il corpo smette di fluire e inizia a lottare contro un peso che percepisce come estraneo.

Lo Strumento come Estensione del Sé

La neuroscienza ci dice che il cervello dei musicisti arriva a integrare lo strumento nello schema corporeo. In parole povere: per la tua mente, lo strumento fa parte di te. Se suoniamo con paura, con eccessivo senso del dovere o con un giudizio severo, il corpo reagisce contraendosi. Il dolore non è solo un fatto meccanico; è la manifestazione fisica di una relazione interrotta tra la nostra interiorità e il gesto musicale.

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Un Caso Concreto: Il Violino e il Peso del Giudizio

Per capire meglio questo “cortocircuito”, pensiamo al lavoro svolto con un violinista che soffriva di un dolore cronico alla spalla sinistra. Nonostante i massaggi e i tentativi di correggere la posizione, il dolore persisteva, rendendo ogni sessione di studio un tormento.

Il Simbolismo del Violino Simbolicamente, il violino è uno degli strumenti più intimi: poggia sulla clavicola, a pochi centimetri dalla gola (la sede della nostra voce) e dal cuore (la sede del sentire).

  • Le corde sono come i nostri nervi: devono essere tese per vibrare, proprio come la nostra sensibilità.
  • La cassa armonica richiama il petto, lo spazio dove le emozioni risuonano e prendono corpo.

In questo caso, abbiamo scoperto che il violino non era più un mezzo espressivo, ma era diventato un giudice severo. Ogni passaggio tecnico difficile veniva vissuto come un test sulla propria dignità di artista.

Il Conflitto: Vibrazione vs Rigidità Cosa accadeva nel suo corpo? Lo strumento chiedeva vibrazione e libertà, ma il musicista, per paura di sbagliare, rispondeva con la chiusura. La spalla si alzava come una corazza protettiva. Il dolore era il grido di una parte di sé che non si sentiva all’altezza della “voce” dello strumento. Il corpo, irrigidendosi, contrastava la vibrazione naturale del legno, creando un blocco energetico e fisico.

Un Approccio Integrato: Cranio-Sacrale e Danzaterapia

Nel mio lavoro, affronto questi blocchi unendo due percorsi complementari:

  1. Terapia Cranio-Sacrale: Agisce delicatamente sul sistema nervoso, aiutando a rilasciare le memorie di tensione incistate nei tessuti. Nel caso del violinista, è servita a “disarmare” la risposta di stress della spalla, comunicando al corpo che il pericolo era passato.
  2. Danzaterapia e Ascolto Profondo: Attraverso il movimento consapevole, il musicista impara a percepire lo strumento non come un corpo estraneo, ma come un partner di danza. Si impara a muovere il suono partendo dal centro del corpo, coinvolgendo il respiro e le emozioni invece della sola forza muscolare.

Risultati: Dal Controllo al Flusso

Lavorare su questi livelli significa non solo eliminare il dolore, ma migliorare radicalmente la qualità del suono. Un corpo libero da conflitti interni produce un suono più ricco, armonico e autentico.

Quando smettiamo di lottare con lo strumento e iniziamo ad ascoltarlo come parte di noi, la musica smette di essere una fatica e torna a essere ciò che è sempre stata: espressione vitale della nostra anima.

Dott.ssa PIPAN Cristina

Educatore Pedagogico l Danzaterapeuta Clinico l Terapeuta Cranio-Sacrale l Master in Posturologia l Artista & ArtCounselor

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