Il Confine di Seta: Pedagogia del Tocco nella Danzaterapia per la Fibromialgia

Nella pratica della Danzaterapia clinica, il corpo è il nostro strumento, il nostro spartito e il nostro palcoscenico. Tuttavia, per chi convive con la fibromialgia, il corpo è spesso percepito come un territorio ostile, un luogo di tradimento dove il dolore cronico ha stabilito una dittatura del “senza tregua”. In questo contesto, il tocco — l’atto più ancestrale di cura e relazione — smette di essere scontato e diventa, paradossalmente, una minaccia.

Il Paradosso del Corpo “In Allerta”

Lavorando con gruppi eterogenei, ci scontriamo con una realtà silenziosa: la diversità delle soglie percettive. Mentre i partecipanti “veterani” hanno già riconquistato una confidenza con il movimento corale, i nuovi arrivati — specialmente se affetti da sindromi dolorose — entrano nel cerchio con un sistema nervoso in stato di iper-vigilanza.

Per una persona con fibromialgia, un braccio che si tende o una mano che cerca un contatto non sono gesti di accoglienza, ma potenziali fonti di dolore o invasione. La reazione è duplice e antitetica: la fuga fisica (lo scarto improvviso) o la dissociazione (restare immobili subendo il contatto, ma “uscendo” mentalmente dal proprio corpo). In entrambi i casi, l’esperienza terapeutica fallisce, portando spesso all’abbandono del percorso.

fibromialgia

 

Pedagogia della Distanza: Educare alla Relazione

Come pedagogisti del movimento, il nostro compito non è “forzare” il contatto, ma educare al confine. La libertà di scegliere come, dove e se stare nella relazione è il primo passo verso la consapevolezza.

Nelle persone con dolore cronico, la concentrazione è totalmente assorbita dal “fare qualcosa per non sentire”. Questo sforzo cognitivo immane paradossalmente svuota il corpo di presenza: si diventa spettatori impotenti del proprio dolore. La Danzaterapia deve quindi agire come un processo di ri-alfabetizzazione:

  1. Il Tocco Mediato: Prima della pelle, utilizziamo l’oggetto. Un tessuto, un elastico, un bastone. L’oggetto diventa un “ponte” sicuro che permette di sentire la tensione e il ritmo dell’altro senza l’impatto emotivo del contatto diretto.
  2. La Kinesfera come Scudo: È necessario onorare lo spazio personale. Danzare vicino senza toccarsi permette al sistema nervoso di rilassarsi, comprendendo che la vicinanza dell’altro non implica necessariamente un’aggressione.
  3. Il Consenso Danzato: Dobbiamo istruire i partecipanti (soprattutto i veterani) a leggere l’implicito. Il corpo parla: un irrigidimento della spalla o uno sguardo basso sono “no” che vanno rispettati con la stessa dignità di una parola.

 

Ricostruire l’Io-Pelle

La fibromialgia lacera quella che lo psicoanalista Didier Anzieu definiva “Io-pelle”, ovvero la funzione di contenimento e protezione del nostro involucro corporeo. La Danzaterapia clinica non deve puntare all’estetica del gesto, ma alla ricomposizione dei frammenti.

Educare al tocco significa insegnare che il corpo può essere nuovamente un luogo di piacere e di scambio protetto. Questo richiede una gradualità rigorosa: dal tocco di sé (auto-massaggio, picchiettamento) al tocco dell’altro, passando per la validazione costante del proprio stato di comfort.

La sfida è trasformare la “paura dell’altro” in una “scoperta del limite”. Quando una persona con fibromialgia smette di scappare e inizia a scegliere la propria distanza, ha già compiuto un atto terapeutico immenso: è tornata sovrana del proprio spazio. Il tocco, allora, non sarà più un’imposizione subita, ma un incontro cercato. Una danza che non fa più paura, perché nasce dal rispetto profondo di quel confine di seta che è la nostra pelle.

Dott.ssa Pipan Cristina

Pedagogista del Movimento l Danzaterapeuta Clinica l Artista l Art Counselor

 

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